Cancro: non puoi tornare come se niente fosse

Jack in cappotto color talpa e maglione chiaro su un ponte lungo un canale; accanto a lui, una grande scultura di granchio in bronzo bagnato, con lampioni e riflessi sull’acqua nello sfondo.

Ti risponde. Magari usa perfino quel nomignolo che non sentivi da mesi. E tu pensi: allora siamo ancora noi.

Il Cancro può rendere un ritorno molto familiare. Ricorda come prendevi il caffè, capisce un riferimento lasciato a metà, ride prima che tu finisca di raccontare quella cosa. Per qualche minuto sembra che il tempo passato lontani non abbia fatto danni.

Poi provi a prenderti una confidenza in più e qualcosa si ferma.

Non ti caccia. Ma non ti viene incontro come pensavi. Risponde alla domanda, senza aggiungere quel pezzo di vita che una volta ti avrebbe raccontato subito. Tu conosci bene la sua voce; questa misura nuova, invece, non sai come leggerla.

Per il Cancro una persona può restare familiare anche quando non ha più lo stesso posto. È una cosa scomoda da capire, soprattutto se sei tu a tornare. Ti accoglie un ricordo preciso e ti aspetti che insieme al ricordo sia rimasto disponibile tutto il resto.

Invece ha continuato a vivere anche quando tu non c’eri.

Quella battuta la conosce ancora

Hai trovato una foto, gli hai mandato una canzone, sei passato da un luogo vostro. Il Cancro sente il richiamo. Può perfino essergli piaciuto riceverlo, più di quanto voglia farti vedere. Non per questo ha deciso di ricominciare.

Ci sono ricordi a cui torna volentieri senza avere voglia di rimettere in piedi il rapporto che li ha prodotti. Una vacanza resta bella. Una sera continua a farlo sorridere. Può raccontartela senza dimenticare come stavate negli ultimi mesi.

Tu magari gli dici che ti è mancato. Lui potrebbe risponderti lo stesso. Poi, però, vorrebbe sapere perché sei sparito proprio quando esserci era diventato meno semplice.

Non sempre lo domanda subito. Ti lascia parlare e ascolta quanto spazio dai a quello che è successo. Se salti direttamente alle cose belle, se metti tutto dentro un «abbiamo sbagliato entrambi», se racconti la distanza come una parentesi senza conseguenze.

Il Cancro può irrigidirsi proprio lì. Tu stai cercando di alleggerire l’incontro; lui sente che anche questa volta dovrà tenersi da solo la parte che pesa.

Gli fa più effetto una frase precisa, magari poco elegante, di una dichiarazione piena di nostalgia. Sentire che ti ricordi cosa hai fatto. Che non gli chiedi di spiegarti da capo perché gli sia dispiaciuto. Può smettere per un momento di controllare ogni parola, lasciarti vedere che averti davanti gli fa ancora qualcosa.

Non è detto che sappia cosa farsene.

Nel frattempo sono cambiate delle cose

Il Cancro può sorprendere chi lo immagina fermo a conservare tutto. Ha abitudini che non conosci, persone di cui non ti aveva mai parlato. Quella domenica in cui eri sicuro di trovarlo libero ha già preso un impegno.

Non l’ha fatto per dimostrarti che può vivere senza di te. Era domenica anche mentre non vi sentivate.

Eppure anche lui può rimanere preso dal ritorno. Risponde più del previsto, tira fuori un ricordo, si lascia andare a una tenerezza. Dopo si accorge di averti dato un’impressione che non era ancora pronto a confermare. Il giorno seguente diventa più cauto e tu pensi che stia giocando.

Può darsi che gli sia piaciuto ritrovarti e che, appena rimasto solo, abbia ricordato anche quanto gli era costato perderti. Sono due cose che non riesce sempre a sistemare nella stessa risposta.

La familiarità gli viene più facilmente della fiducia nel ritorno. Sa ancora come parlarti. Sta meno tranquillo quando deve immaginare cosa succederebbe dopo.

Così puoi sentirlo vicino per una sera e scoprirlo esitante alla proposta successiva. Quando gli chiedi se vi vedete di nuovo, può aver voglia di dirti di sì e non sapere ancora cosa significherebbe.

Jack G.

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