Capricorno: ci tenevo, ma non volevo dirtelo prima

Jack in cappotto antracite e camicia azzurra su una terrazza al crepuscolo; accanto a lui, una grande scultura del Capricorno con corpo di capra e coda di pesce, sullo sfondo di una città illuminata.

Per essere una cosa che non gli interessa molto, il Capricorno ci sta lavorando parecchio.

Ha corretto quella presentazione tre volte, studiato chi avrebbe incontrato, controllato la posta anche mentre eravate insieme. Poi te ne parla come di un tentativo fatto per caso. «Vediamo, ho mandato una candidatura.»

Se gli fai notare quanto tempo ci ha dedicato, ti risponde che voleva soltanto farla bene. Certo. E quella volta che è rimasto sveglio fino a tardi per cambiare due righe?

Ti guarda come se stessi dando troppa importanza alla faccenda. Alla fine sei quasi tu a sentirti indiscreto.

Il Capricorno può avere questo pudore: lascia intravedere la fatica molto più facilmente del desiderio. Ti racconta gli orari, gli ostacoli, ciò che c’è ancora da sistemare. Se gli chiedi quanto sarebbe felice di riuscirci, torna subito a un dettaglio pratico. Deve ancora mandare un documento. Meglio aspettare.

Anche con sé stesso si concede certe speranze a bassa voce. Guarda un posto in cui vorrebbe lavorare, poi cerca un motivo per cui non sarebbe così conveniente. Gli piace un’idea e comincia a elencarne i problemi. Intanto, però, continua a pensarci.

Ha già immaginato come sarebbe. Questo è il pezzo che tiene per sé.

Può passare mezz’ora a spiegarti perché una possibilità sia difficile, e alla fine ti viene da chiedergli: ma allora perché ci stai dedicando tutte le tue sere? Si infastidisce un po’. Gli hai fatto saltare quella piccola distanza che stava mantenendo fra sé e ciò che vuole.

Dire «ci tengo» prima di sapere come andrà gli sembra quasi imprudente. Dopo non potrà fingere di aver perso poco. Tu saprai che aspettava, e forse gli chiederai notizie proprio nel momento in cui vorrebbe sparire per una sera.

Un conto è non ottenere un risultato. Dover mostrare anche la delusione rende tutto più scomodo.

Così abbassa il tono. «Vediamo.» «Non mi faccio illusioni.» «Ho mandato la candidatura, niente di che.» Sono frasi dietro cui può tenere una speranza senza doverne parlare. Se lo incoraggi con troppo entusiasmo, rischia perfino di diventare più freddo: adesso deve contenere anche il tuo.

Tu magari volevi soltanto fargli piacere. Lui ha già davanti l’eventualità di doverti spiegare che non è successo niente.

È strano, perché sa impegnarsi con una serietà che lascia pochi dubbi. Rinuncia a una serata, torna su una cosa fatta male, riprova dopo una risposta poco promettente. Ma se gli dici «si vede che lo vuoi proprio», può liquidarti con una battuta. Essere considerato capace gli piace. Essere sorpreso a sperare gli dà più imbarazzo.

A volte questo modo di fare pesa a chi gli sta vicino. Le notizie arrivano a cose fatte. Tu avresti voluto esserci anche prima, mentre aspettava. Invece ti ritrovi a congratularti senza sapere da quanto tempo portasse avanti tutto da solo.

Se non va bene, può lasciarti fuori ancora di più. «Non importa.» Riprende il lavoro, parla d’altro, ti chiede cosa avete in programma. Da fuori sembra già oltre. Poi lo senti tornare, giorni dopo, su un particolare della risposta ricevuta. Una parola. Il nome di chi hanno scelto.

Lo aveva ascoltato bene, quel no.

Non serve immaginarlo sempre sconfitto sotto un’aria forte. Ci sono volte in cui davvero non gli importa, e altre in cui è già occupato a riprovare. Ma quando continua a spiegarti perché quella cosa non fosse poi così interessante, qualche dubbio ti viene.

Soprattutto se sei tu a smettere di parlarne e lui, poco dopo, ricomincia.

Jack G.

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