Leone: non mi amare a porte chiuse

Jack in giacca marrone e camicia chiara, accanto a un leone dalla criniera dorata, sotto un colonnato di pietra affacciato sul mare al tramonto.

In privato sei tutto. Davanti agli altri, improvvisamente, bisogna stare attenti: niente gesti troppo affettuosi, niente parole troppo chiare. Anche presentarti diventa una piccola operazione diplomatica.

Il Leone può sorridere, fare conversazione, sembrare perfettamente a suo agio. Ma quella differenza la vede. E gli resta addosso.

La sente prima ancora di trovare le parole. Il tono più neutro, il passo che si sposta appena, una tenerezza che viene rimessa via. Nessuno ha detto niente di brutto. Eppure, un momento prima aveva un posto accanto a te. Adesso deve capire quanto può occuparne.

Perché puoi essere riservato senza far sentire qualcuno un segreto.

Non serve una platea

Il punto non è mettere la relazione in vetrina. Non servono fotografie, dediche pubbliche o dichiarazioni davanti a un ristorante intero. A volte basta che, quando arriva qualcuno, la tua mano non lasci la sua come se fosse stata colta in fallo.

Oppure una frase semplice: «Sono qui con lui». «Sono qui con lei». Detta senza abbassare la voce, senza quella prudenza che rende piccolo qualcosa che, fino a un attimo prima, sembrava importante.

Al Leone piace sentire che sei felice di averlo accanto. Lo capisce da come lo cerchi con gli occhi mentre parli con qualcun altro, da come gli fai posto senza che debba avvicinarsi da solo. Sono cose piccole. Proprio per questo, quando mancano, è difficile chiedere dove siano finite senza sentirsi ridicolo.

Quando ami con slancio, fai spazio all’altro anche nel modo in cui racconti la tua vita. Lo nomini. Gli riconosci un merito. Ti viene naturale essere contento che ci sia. Non perché tu debba dimostrare qualcosa, ma perché nasconderlo ti sembrerebbe una stranezza.

E allora fatichi a capire perché, dall’altra parte, la stessa gioia diventi improvvisamente imbarazzo.

Non tiene un conto di ogni attenzione. Ma può ricordarsi benissimo quella volta in cui ha parlato di te con entusiasmo e tu, poco dopo, hai raccontato la stessa cosa togliendogli ogni importanza. È quel cambio di misura a pungerlo: quello che per lui era bello da condividere, per te sembrava troppo da ammettere.

Il complimento dopo non sistema tutto

«Vuoi sempre essere al centro.» È una frase facile da dirgli. Soprattutto quando continua a sorridere e non ti lascia vedere quanto gli sia costato quel momento.

Magari non voleva conquistare la stanza. Voleva soltanto non essere cancellato quando la stanza si riempiva.

La cosa pungente è che può continuare a essere brillante proprio mentre si sente messo da parte. Fa ridere gli altri, tiene viva la serata, trova qualcosa di gentile da dire. Non ha nessuna voglia di offrirti anche lo spettacolo della sua mortificazione.

Poi, quando tornate soli, arriva il complimento. «Lo sai quanto sei importante per me.»

Sì. Ma cinque minuti prima sembrava che fosse importante non farlo sapere.

È lì che l’orgoglio può diventare scomodo. Invece di dirti che quel gesto gli ha fatto male, il Leone comincia a rispondere meno calorosamente. Tu lo trovi esagerato. Lui trova umiliante doverti spiegare perché essere riconosciuto non dovrebbe richiedere una domanda in carta bollata.

Potrebbe chiederti: «Perché con loro sei diverso?». Ma teme già la risposta gentile, il gesto fatto apposta per tranquillizzarlo. A quel punto saprebbe che lo hai capito. Gli resterebbe però il dubbio che, senza avertelo chiesto, non ti sarebbe venuto in mente.

E gli pesa. Perché lui, quando è fiero di qualcuno, lo fa sentire. Anche troppo, a volte: un complimento esagerato, un entusiasmo che non sa tenere basso. Dover suggerire all’altro un gesto simile gli toglie il piacere di riceverlo.

Essere scelto non significa essere esibito

Il Leone può anche prenderla male quando non c’è niente da nascondere. Tu sei riservato, lui sente vergogna. Tu fai un gesto piccolo, lui aspettava qualcosa di più evidente e quasi non lo vede. Quando gli brucia l’orgoglio, anche una timidezza può sembrargli un passo indietro.

La differenza però si sente nei dettagli. Una persona discreta non ti toglie posto. Non deve diventare espansiva per dire con naturalezza chi sei per lei. Non ti lascia indovinare se fuori da quelle quattro mura esisti ancora.

Quando invece si sente davvero ridimensionato, il Leone non deve per forza fare una scena. Può smettere di cercarti per primo nella stanza. Restare gentile, ma senza quella gioia immediata di vederti. Se gli chiedi cosa c’è, magari risponde «niente». Ha ancora voglia di averti vicino; non ha voglia di farti vedere quanto ci sia rimasto male.

C’è qualcosa di tenero, sotto questa fierezza. Il Leone sa dare un calore generoso: essere felice dei tuoi successi, farti sentire desiderato, difenderti senza chiederti di rimpicciolirti. E vorrebbe potersi abbandonare alla stessa certezza, senza dover prima diventare indifferente per salvare la faccia.

Può piacergli essere guardato. Ma con chi ama, essere guardato da tutti e scelto a metà non gli basta.

Non ti chiede necessariamente di gridarlo. Gli basterebbe che tu non cambiassi voce.

Jack G.

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