L’Ariete ha appena finito di discutere con te e ti domanda cosa volete mangiare.
Tu sei ancora fermo a quella frase. Lui ha fame.
La proposta gli viene naturale: il tono si è abbassato, avete smesso di contraddirvi, adesso si può fare altro. Ti guarda aspettando una risposta. Quando rispondi male, si stupisce sul serio. «Ma sei ancora arrabbiato?»
Ancora. È una parola che, detta in quel momento, non aiuta.
Con l’Ariete può esserci questo scarto: la rabbia arriva in fretta, occupa molto spazio e poi lo lascia prima che tu abbia finito di capire cosa sia successo. Lui sente di essere tornato quello di prima. Tu stai ancora decidendo come parlargli.
Magari pochi minuti fa era convinto di una cosa con una forza impressionante. Adesso ammette perfino che su un punto avevi ragione. Lo dice di passaggio, senza rendersi conto che per te quella concessione meritava almeno di fermarsi un momento.
Ti piacerebbe credergli subito. Solo che hai ancora nelle orecchie il modo in cui ti ha risposto.
Non gli sembrava di averti lasciato lì
Se sei tu l’Ariete, conosci bene la sorpresa. Non avevi preparato una punizione, non volevi rovinare il resto della giornata. Hai detto quello che avevi da dire, anche troppo forte, e adesso ti senti meglio. Ti viene voglia di avvicinarti. L’altro si sposta.
Ti irrita quasi più questo della discussione. Gli stai offrendo un gesto affettuoso e lui sembra deciso a tenerti a distanza. Per un attimo ti pare che sia lui a voler ricominciare, proprio mentre tu avevi smesso.
E può uscirti una frase sbrigativa. «Va bene, allora restiamo così.»
Cinque minuti prima volevi fare pace. Adesso state discutendo di come avete finito di discutere.
L’Ariete sa passare dal fastidio alla voglia di averti vicino senza fare molti preparativi. Può cercarti per mostrarti una cosa, proporti di uscire, riprendere una battuta lasciata a metà. Non sta necessariamente facendo finta: gli è tornato davvero il piacere di stare con te. Quel cambio può essere tenero e anche un po’ buffo. Ride con una facilità che ti lascia perplesso. Ha ancora la faccia di chi avrebbe voluto avere l’ultima parola.
Il fatto che sia passato a lui, però, non dice quanto sia durato per te.
Tu magari non vuoi tenere aperta la lite. Vorresti soltanto finire una frase senza che lui ti guardi come se stessi andando a recuperare qualcosa di ormai scaduto. Ci avevi pensato mentre parlava. Non ti era venuta subito. Adesso ce l’hai, e ti sembra assurdo dover rinunciare a dirla perché nel frattempo lui si è rasserenato.
L’Ariete può sentire quella calma nuova come una soluzione sufficiente. Ti parla bene, ti cerca, non ce l’ha più con te. Cosa manca?
Manca magari sapere se abbia capito perché te la sei presa. Non soltanto vedere che ha smesso di prendersela lui.
La cosa si complica quando si vergogna di aver esagerato. Gli fai notare una parola e lui risponde che non la intendeva così. Cerca di correggerla in fretta, poi vorrebbe chiudere. Tu insisti sul tono; lui comincia a spiegarti cosa voleva dire. Avevate quasi ritrovato la serata e siete di nuovo ognuno dalla propria parte.
Non serve che resti arrabbiato per dimostrarti di aver ascoltato. Ci sono volte in cui si ferma, sbuffa un poco, poi dice: «Sì, quella potevo risparmiarmela.» Una frase piccola. La senti meglio di tutti i tentativi di farti tornare allegro.
Se invece ti domanda quanto pensi di metterci a fartela passare, preparati: sta per scoprire che anche questa era una frase che poteva risparmiarsi.
Jack G.